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OBAMA: "L’ECONOMIA NON E’ UN GIOCO"

Postati in bush. obama, economia, katrina, minnesota i35w su febbraio 9, 2009 da davidesher

Durante l’incontro annuale dei Democratici della Camera USA, che si è tenuto  a Williamsburg, in Virginia, giovedì scorso, il neo-eletto presidente Obama non ha usato giri di parole, definendo “argomentazioni fasulle” tutte le critiche che sono state indirizzate alla  sua proposta di stimoli per rilanciare l’economia americana.

“Non possiamo affidarci alle stesse politiche che negli ultimi otto anni hanno fatto raddoppiare il debito pubblico e sbandare la nostra economia”, ha dichiarato Obama. “Non possiamo abbracciare la formula perdente secondo cui l’unico modo di risolvere ogni problema è tagliare le tasse, ignorando problemi urgenti come la nostra assuefazione al petrolio straniero, la crescita esponenziale dei costi della sanità, o il decadimento di scuole, ponti, strade e argini fluviali”, ha aggiunto, con ovvi riferimenti a quelli che sono stati alcuni dei più eclatanti falimenti dell’amministrazione Bush: il dramma dell’uragano Katrina a New Orleans nel 2005 e il crollo del Mississippi River Bridge sull’autostrada I35W in Minnesota nel 2007.

“Non importa se state guidando un SUV o un’auto ibrida: se state andando verso un precipizio dovete cambiare direzione”.

Obama ha poi precisato di aver apprezzato le critiche costruttive espresse nei confronti del pacchetto di stimoli, che prevede una spesa di circa 800 miliardi di dollari (dopo che Bush ha appena stanziato circa 1.000 miliardi di dollari per salvare banche e istituti di credito colpiti dalla crisi della finanza) da destinare in parti più o meno uguali a ridurre le tasse e a investire nelle infrastrutture e nei servizi per i cittadini.

“Quando siamo entrati per la prima volta nell’Ufficio Ovale abbiamo trovato un debito pubblico raddoppiato. Il popolo americano non ci ha eletto per per ripetere gli stessi ritardi, le stesse distrazioni e le stesse chiacchiere inutili. Gli americani non hanno votato per ripristinare le false teorie del passato, non hanno votato per discussioni futili e non hanno votato per mantenere lo status quo”, ha rincarato Obama più volte interrotto dagli applausi.

Secondo il piano d’azione della nuova amministrazione il pacchetto di stimoli all’economia è solo il primo passo. Poi bisognerà risolvere i problemi sulle insolvenze dei mutui, stilare il nuovo budget, affrontare i problemi fiscali e implementare una nuova regolamentazione del mondo finanziario.

“Il pacchetto di stimoli non è un gioco – ha concluso – se non ci muoviamo rapidamente per renderlo effettivo, un’economia che è già in crisi andrà verso una catastrofe certa. Questa non è la mia opinione, non è l’opinione di Nancy Pelosi (Speaker dei Democratici della Camera) ma è l’opinione dei migliori economisti del Paese. E alcuni di loro in passato hanno cercato, senza successo, di consigliare quelle stesse persone che oggi criticano il mio piano di salvataggio”.

Tra gli economisti citati da Obama spicca il ruolo di Nouriel Roubini, professore di Economia alla New York University (laureato, per altro, alla Bocconi  di Milano) che faceva parte del governo ai tempi dell’amministrazione Clinton e che negli ultimi anni era stato bollato come “menagramo” per i suoi tentativi (inascoltati) di mettere in guardia il mondo finanziario e politico dagli effetti delle pratiche “poco ortodosse” che venivano implementate. Oggi Roubini è uno dei maggiori supporter del pacchetto di stimoli senza il quale, spiega “il Paese sponfonderebbe in un deficit ancora maggiore e in una recessione molto seria”.

GLI USA FUORI DALLO SPAZIO

Postati in bush, bush. obama, constellation, nasa, new space vision, shuttle, USA, x33 su gennaio 31, 2009 da davidesher

Per almeno i prossimi 5 anni, gli Stati Uniti rischiano di dover dipendere dalle navette straniere per portare astronauti in orbita

Tra quelle che, secondo il Government Accounting Office (agenzia bipartisan del Congresso USA), sono le 13 piú importanti decisioni che Obama dovrá prendere nel corso del suo mandato, ci sará anche il futuro dello Shuttle, il veicolo spaziale riutilizzabile voluto da Nixon e varato dalla NASA nel 1979. Il programma Shuttle, che negli anni ha incluso 5 diverse navette (Columbia, Challenger, Discovery, Atlantis ed Endeavor), di cui due, Challenger e Columbia, sono andate distrutte in incidenti al decollo e al rientro, dovrá essere dismesso entro il 2010 per far spazio al nuovo programma Constellation.

Al momento, infatti, i fondi necessari per gestire lo Shuttle rendono impossibile lo svilppo della nuova navetta che rappresenterebbe un piccolo “ritorno al passato”: un mix tra le tecnologie dello Shuttle e quelle del precedente programma Apollo. Non interamente riutilizzabile come lo Shuttle, sará composta da un razzo di classe Ares e dalla navetta Orion, in grado di ospitare 6 persone. Nel periodo tra il 2010 e il 2015, data in cui il progetto Constellation dovrebbe essere completato, gli USA dipenderebbero interamente dalla navetta russa Soyuz - che attualmente é l’unico veicolo spaziale in grado di portare astronauti umani in orbita – per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale, che loro stessi hanno in gran parte finanziato.

Oltre a prevedere, con estrema lungimiranza, l’esplorazione umana di Marte, nella sua New Space Vision del 2004, George W. Bush aveva approvato un decreto che obbligava la NASA a mantenere la flotta Shuttle attiva almeno fino ad aprile 2009 A questo punto toccherá ad Obama decidere se, gli USA, che dagli anni ‘60 sono stati all’avanguardia dell’esplorazione spaziale, si ritroveranno “appiedati” per almeno 5 anni.

L’ironia é che gli USA hanno sprecato tempo e fondi preziosi (quasi un miliardo di dollari), tra il 1996 e il 2001, nello sciagurato programma X33, una joint venture con Lockheed Martin (la stessa che dagli anni ’80, sviluppa il fallimentare Missile Defense System per creare due nuovi veicoli spaziali riutilizzabili, che avrebbero dovuto sostituire la flotta Shuttle e invece sono stati cancellati dopo anni di fallimenti e preventivi errati.

Ora Obama ha ben altro a cui pensare, con un debito pubblico di oltre 10 triliardi di dollari (in impennata dal 2000), un sistema sanitario inadeguato e la prioritá dichiarata di investire prima di tutto in tecnologie per salvaguardare l’ambiente. All’inizio della sua campagna Obama aveva anche auspicato che l’avvio del programma Constellation venisse posticipato di almeno cinque anni per spostare i fondi verso programmi educativi salvo poi tornare sui suoi passi e dichiarare che “la sua amministrazione supporterá lo sviluppo di questa piattaforma vitale, assicurando che la dipendenza degli USA sulle capacitá aerospaziali di altre nazioni sia limitata al minor tempo possibile”.

IL "LASCITO" DI BUSH ALL’AMBIENTE: ORA TOCCA A OBAMA

Postati in ambiente, bush. obama, energia, fonti rinnovabili, petrolio su gennaio 23, 2009 da davidesher

Come sempre accade, il presidente uscente ha firmato una serie di decreti esecutivi durante gli ultimissimi giorni della sua presidenza. Nel caso di Bush molti sono, ovviamente, dannosi per l’ambiente. Cosa potrà fare Obama?

Che Bush non fosse un presidente amico dell’ambiente lo si era capito all’inizio del suo primo mandato, quando, senza troppi convenevoli, ha portato gli USA fuori dal protocollo di Kyoto. Anche negli ultimissimi giorni della sua presidenza, il capo del potere esecutivo americano non si è smentito, firmando una serie di decreti che, a detta di molti ambientalisti, avranno ripercussioni pesanti su vari aspetti della tutela ambientale. Alcune queste norme non sono poi state approvate, altre potrebbero essere immediatamente cancellate da Obama attraverso azioni legali o dal Congresso attraverso il Congress Review Act (che però è stato utilizzato solo una volta nella storia per bloccare  una normativa clintoniana sul lavoro), altre ancora invece richiederanno alla nuova amministrazione mesi o forse anche anni di burocrazia per essere eliminate.

A parte la creazione di tre enormi aree protette nell’Oceano Pacifico (che formeranno la più grande riserva naturale del mondo), nessuna della altre normative volute all’ultimo momento da Bush ha connotati positivi per l’ambiente. Anche la creazione delle aree protette lascia a desiderare in quanto permette l’utilizzo di queste zone per usi turistici e militari. Una delle più dannose normative volute da Bush, per fortuna, non è stata approvata ma avrebbe permesso (o addirittura incoraggiato) la costruzione di centrali termoelettriche vicino ai parchi nazionali. Altre due sono invece in effetto dal 12 gennaio: la prima permette l’inquinamento dei corsi d’acqua con i rifiuti provenienti delle miniere di carbone in alta montagna (se non è possibile evitarlo) mentre la seconda permetterà alle centrali elettriche di allargarsi o modificare la propria struttura senza dover ottenere alcun pemresso aggiuntivo per il maggiore inquinammento prodotto.

Altre nuove normative sono legate all’estrazione di petrolio. Dal 15 gennaio non è infatti più necessario ottenere l’approvazione di un ente scientifico indipendente prima di costruire o scavare in un’area popolata da specie protette, mentre un’altra normativa, attiva dal 17 gennaio, apre allo sviluppo dell’estrazione di petrolio dall’argilla bituminosa (un processo altamente inquinante) quasi un milione di nuovi ettari. Precedentemente, il 5 gennaio, era entrata in vigore una normativa che impediva al Congresso di utilizzare il proprio diritto di veto temporaneao alla costuruzione di miniere in terreni di proprietà federale (usato di recente per impedire scavi per l’estrazione di uranio vicino al Grand Canyon).

Il 20 gennaio sono entrate in vigore due normative legate agli scarti inquinanti. La prima riqualifica circa 1,5 tonnellate di rifiuti pericolosi come “non pericolosi”, eliminando vari requisiti legati al trasporto, allo stoccaggio e allo smaltimento di sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene. La seconda invece diminuisce i controlli legati all’inquinamento creato dalle fattorie di animali permenttendo loro di decidere se e come gettare escrementi di bovini e suini nei corsi d’acqua. Un’ultima normativa proposta da Bush non andrà in vigore ma avrebbe permesso a tutti i business legati alla pesca di autoregolamentarsi, riducendo il periodo di scrutinio pubblico per le nuove regole da 45 a 14 giorni.

Cosa potrà fare Obama? Come è prassi la nuova amministrazione ha subito bloccato tutti i decreti esecutivi che non sono ancora entrati in vigore. Per le normative già attive, potrebbero volerci mesi o anche anni di azioni legali (ci sono già diverse cause in atto portate da gruppi ambientalisti che Obama potrà supportare). Una delle priorità principali di Obama, secondo quanto dichiarato durante la campagna elettorale, sarà di ribaltare il decreto che permette di scavare per estrarre pretrolio in territori abitati da specie protette. In generale, la poltiica energetica di Obama sarà volta soprattutto a ridurre drasticamente la dipendenza degli Usa dal petrolio straniero (venezuelano e mediorientale). Anche se questo obiettivo dipenderà in parte dal maggiore sfruttamento di fonti di energia rinnovabili e dalla riduzione dei consumi (quelli automobilistici in primis), per raggiungere questo obiettivo, soprattutto nei primi anni, l’amministrazione Obama non potrà esimersi dal permettere un maggiore sfruttamento del suolo per l’estrazione di combusitibili fossili, con l’intenzione, però, di ottimizzarne la resa per ridurre l’impatto ambientale.

Articolo apparso anche su Panorama.it

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